Cosa significa partecipazione

di Alessandro Franceschini

Che cosa significa partecipazione? O meglio: in quale modo i decisori pubblici (sindaci, amministratori, tecnici…) possono valorizzare il bisogno di partecipazione della cittadinanza fa-cendolo diventare il fonda-mento della politica urbanistica di una città? In uno solo modo, probabilmente: «rispettando gli altri – per citare Paulo Freire – abbastanza da ascoltarli molto oltre le parole che dicono».

La principale virtù che deve avere chi accetta la sfida di governare i processi di trasformazione urbano-territoriale, infatti, è proprio la capacità di ascolto. È dentro questo l’esercizio incessante dell’ascolto delle esigenze e delle aspirazioni degli abitanti di una città che è possibile scoprire le possibilità di futuro emergenti, le domande inespresse, le visioni collettive latenti: tutte opportunità che possono co-generare, se saggiamente orchestrate, strategie intelligenti di sviluppo di comunità. Si tratta di un esercizio faticoso e tutt’altro che semplice: perché non solo abbisogna di un canale empatico con l’interlocutore, ma anche di una capacità di fare sintesi e di saper cogliere un filo coerente tra le, naturalmente diverse, istanze della cittadinanza.

Nei tempi della crisi della democrazia rappresentativa o, meglio, di quel modello di rappresentanza che abbiamo promosso e vissuto a partire dal Secondo dopoguerra, abbiamo fortemente bisogno di partecipazione autentica. Per avere la quale occorre tuttavia affinare nuovi strumenti per il governo di una società mai stata, come oggi, così complessa e multiforme nel corso della storia dell’u-manità. Strumenti capaci di trasformare la cittadinanza attiva, consapevole, partecipante, in un imprescindibile motore di propulsione democratica, capace di colmare l’innegabile «deficit fiduciario» che oggi separa il popolo dai suoi organi di rappresentanza. Strappando, al contempo, la partecipazione dal mondo delle astrazioni metodologiche o della retorica e facendola diventare un elemen-to strutturante il senso comune, al pari di tutte quelle pra-tiche comunitarie, quei riti, quegli usi che non hanno bisogno di essere interrogati né di essere messi in discussione.Dentro una società eterogenea come quella in cui viviamo, il principio della partecipazione deve, allora, essere concretamente implementato attraverso pratiche adeguate, moderne e coerenti con le peculiarità del luogo. Per queste ragioni deve essere pazientemente costruita una nuova cultura della partecipazione, a tutti i livelli. E, di pari passo, va aumentata la capacità di espressione del cittadino e la capacità di ascolto dell’amministratore pubblico. Con lo scopo, ad esempio, di neutralizzare quel meccanismo che riduce lo spazio della partecipazione al-la pura protesta e creando, invece, procedure capaci di alimentare un circolo virtuoso dove tutti vincono: gli amministratori nella loro immagine pubblica e nel loro consenso; i cittadini nell’esercizio della loro sovranità; i problemi concreti, nelle possibilità di essere, finalmente, risolti.Per queste ragioni, oggi abbiamo bisogno di figure nuove: nuovi politici, capaci di fare dell’ascolto la loro principale virtù; nuovi urbanisti, capaci di costruire impianti progettuali di visione, in grado di essere molto di più della somma delle singole istanze; ma soprattutto abbiamo bisogno di nuovi cittadini, chia-mati oggi ad una nuova responsa-bilità che, fino a ieri, erano solo prerogativa della rappresentanza istituzionale: essere parte attiva della crescita, della trasformazione, dello sviluppo della città

Alessandro Franceschini – Architetto

Pubblicato su Trentino del Martedì 18_febbraio_2020

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Europa Verde Trento

Redazione del gruppo Europa Verde Trento