ABBIAMO CASE TROPPO PICCOLE

di Alessandro Franceschini

Un diffuso bisogno di un nuovo spazio per l’abitare. Ecco una delle eredità che ha lasciato la crisi sanitaria provocata dal «coronavirus». Abbiamo improvvisamente scoperto che le abitazioni che abbiamo abitato fino a ieri sono piccole. Poco adatte alle funzioni della contemporaneità e scarsamente proiettate verso lo spazio aperto.

Ci voleva un «arresto domiciliare» lungo due mesi vissuto da milioni di italiani per capire che le nostre case sono profondamente inadeguate alla vita moderna. Quelle abitazioni e quegli appartamenti pagati a peso d’oro si sono mostrati improvvisamente incapaci di ospitare una residenzialità prolungata: in gran parte dei casi, si tratta di alloggi pensati per essere poco più di «dormitori», carenti di quegli spazi e privi di quelle funzioni che il lockdown ha mostrato in tutta la loro necessità. Questa crisi, allora, può essere l’occasione per ripensare profondamente la strutturazione degli alloggi in cui viviamo, adattandoli – negli spazi e nelle funzioni – a quei nuovi inderogabili usi che potrebbero tornare utili nel prossimo futuro. Anche alla luce di un fatto inedito: alcune abitudini maturate durante la pandemia (come, ad esempio, il «lavoro agile», la passione per la cucina o il tempo trascorso sul terrazzo) potrebbero diventare una prassi consolidata già dai prossimi mesi.

Ma quali sono i nuovi spazi utili all’abitare? Anzitutto la stanza del lavoro agile e dello studio – magari dotata di un vero e proprio «set» per le comunicazioni da remoto, che può diventare all’occorrenza anche luogo per fare ginnastica in casa, grazie alla presenza di cyclette o tapis roulant, è sicuramente una delle principali esigenze individuate dalle famiglie durante il lockdown. Ma non solo: lo spazio della cucina dovrà diventare più grande, così come il piano da lavoro vicino ai fornelli, facendo diventare la preparazione dei pasti un’attività familiare, non solo emergenziale. La richiesta più grande, tuttavia, arriva probabilmente dall’interazione con lo spazio aperto esterno. Se i balconi saranno destinati ad aumentare la loro metratura – in modo da diventare delle vere e proprio stanze «aggiuntive» all’appartamento, dove poter passare tempo a leggere, conversare ma anche a pasteggiare – molta attenzione dovrà essere in futuro destinata allo spazio verde, privato o condominiale che sia: non più un vezzo, ma una indispensabile dotazione per rendere le case più abitabili e confortevoli. Le nostre residenze, inoltre, sono piene di cose inutili. Le «cose» rubano spazio, e con esso, tempo e vita. Ecco allora che il nostro abitare potrebbe virare pro-fittevolmente verso degli spazi più «vuoti», evitando i tanti oggetti che si sono mostrati degli inciampi durante la residenza forzata. Maggiore attenzione dovrà essere invece dedicata alla qualità dei mobili, ai dettagli dell’arredamento e alla capacità dell’alloggio di essere tecnologicamente di qualità: nella dotazione domotica, nell’articolazione di punti luce e del sistema delle prese elettriche e nella diffusione dell’impianto wi-fi in tutte le aree dell’alloggio, come utili sostegni agli indispensabili dispositivi elettronici che abbiamo ora in casa. Inoltre – come qualcuno ha proposto – l’armadietto delle medicine che si trova in ogni casa potrebbe diventare qualcosa di più strutturato, di più «intelligente», capace di monitorare la qualità della nostra salute in ogni momento, grazie ad apparecchi ad alta tecnologia magari direttamente collegati con la cartella clinica del nostro medico di base. Sostengono gli esperti del mercato immobiliare che ci attendono almeno tre anni di «crisi del mattone», caratterizzata da una contrazione dei prezzi, durante i quali l’accesso all’investimento nella casa potrà essere meno proibitivo che in passato. Sarebbe utile approfittare di questo momento per ripensare i nostri modelli abitativi, per rendere la residenzialità più aderente alle nuove abitudini che il Covid-19 ci ha aiutato ad adottare e, conseguente-mente, più adatta alle sfide che potrebbero attenderci già dal prossimo futuro.

Pubblicato su Trentino del Mercoledì 20 maggio_2020

Published by

Europa Verde Trento

Redazione del gruppo Europa Verde Trento

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