IL SETTIMO GIORNO ALL’ECOLOGIA

di Andreas Fernandez –

In questi giorni continua a tenere banco la decisione della giunta provinciale di chiudere gli esercizi commerciali le domeniche e i giorni festivi – disegno di legge 58 del 19 giugno 2020. Una scelta a cui si sono subito opposti sia i principali organismi di rappresentanza delle imprese del territorio: Confcommercio, Confesercenti e Federazione trentina della cooperazione, sia le forze politiche più liberali. Mentre alcuni sindacati hanno trovato un alleato inatteso nella giunta provinciale a trazione leghista, spingendosi ad affermare che “il centro destra ha fatto in poche settimane quello che il centro sinistra non ha saputo fare in 20 anni”.

Al netto delle argomentazioni che riguardano la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e la loro qualità della vita, come figlio di commercianti sul lago di Garda e reduce come tutti dal lockdown, all’inizio confesso di aver fatto fatica a valutare come prioritaria la questione della chiusura domenicale. Soprattutto considerato che tutte le provincie limitrofe terranno i negozi aperti e che l’e-commerce non conosce sosta.

Eppure, se ci si ferma a riflettere, potrebbe essere un modo per rallentare l’armata a favore del consumo superfluo, che genera spreco e ingiustizia. L’emergenza climatica incombe e sono davvero le ultime occasioni per trovare soluzioni concrete in grado di cambiare la direzione del nostro futuro. Negli scorsi mesi abbiamo sperimentato la paura che provoca una pandemia, con la nostra città deserta e l’angoscia di non sapere come venirne fuori. In tanti erano convinti che avremmo capito che si può vivere bene con l’essenziale e speravano di tornare fra le vie del centro e avere aria pulita e una vita meno frenetica. Ma è ormai chiaro che si trattava di un’illusione sconfitta dalla cultura consumistica dell’attuale mercato.

l’orso acrobata di Calliano

Il lockdown ha permesso alla natura di respirare; tutti abbiamo visto le immagini comparate del satellite Copernico (ESA) sulla diminuzione delle emissioni Co2 e delle polveri sottili; le immagini della fauna che si riappropriava dei nostri centri abitati hanno riempito i nostri social e le pagine dei giornali; la limpidezza delle nostre acque interne ci è sembrata miracolosa. Il Covid-19 ci ha costretti a rallentare e sempre più studi trovano correlazioni fra la pandemia e la crisi climatica e ambientale che ci minaccia da tanto tempo e che ci riserverà altri drammi se non invertiamo la rotta. 

Il comune di Trento ha dichiarato l’emergenza climatica a fine ottobre 2019, ma poco è stato fatto da allora e l’inerzia della maggior parte delle forze politiche sembra non essere adatta a fronteggiare questa emergenza. Si moltiplicano in questi giorni, infatti, delle proposte anti-ecologiche: dai drive-in ai consumi di suolo per appetiti ancora non ben definiti, fino alle domeniche aperte.

L’obiettivo di attivare pratiche di conversione ecologica non deve avere colore politico, deve essere una priorità collettiva. Perché come dicevano i nativi americani, l’ambiente lo abbiamo preso in prestito dai nostri figli, non l’abbiamo ereditato dai nostri genitori.

Pubblicato su Trentino di giovedì 16 luglio 2020

NON C’E’ PIU’ TEMPO

di Andreas Fernandez –

Anche per Trento e il Trentino non c’è più tempo. L’emergenza climatica incombe e sono davvero le ultime occasioni per agire e cambiare la direzione del nostro futuro. È arrivato il momento di provare a riparare il mondo, direbbe Alex Langer.
Negli scorsi mesi abbiamo sperimentato lo spavento che provoca una pandemia, con la nostra città deserta e l’angoscia di non sapere come uscirne. Qualcuno era convinto che avremmo capito che si può vivere bene con l’essenziale; tanti hanno dato spazio alla solidarietà e altri ancora speravano di tornare fra le vie del centro e avere aria pulita e una vita meno frenetica. Ma l’esercito a favore del consumo superfluo, che genera spreco e ingiustizia, è potentissimo rispetto alla forza di chi si impegna per un altro mondo possibile.


È ormai chiaro che il pensiero di un regime di vita diverso, più sobrio, è di nuovo sottomesso dall’ipocrisia di un eterno presente che “va come va”, basato sulla cultura consumistica dell’attuale mercato. Ciò che non è chiaro, invece, è il motivo per cui facciamo così tanta fatica a metterci in zucca che la pandemia di Covid-19
è un effetto della crisi climatica e ambientale, che ci minaccia da tanto tempo e che ci riserverà altri drammi.

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C’è solo un modo per affrontare questa crisi e si chiama “conversione ecologica”, la quale rimanda al cambiamento degli stili di vita e al cambiamento interiore delle persone, che non può essere imposto ma deve essere socialmente desiderabile. Ce lo diceva Langer più di un quarto di secolo fa, lo ha ribadito Bergoglio con la Laudato si’, documento di ecologia integrale di grande valore, che proprio in questi giorni compie cinque anni. E allora, perché non far partire la conversione ecologica qui, in Trentino, con concretezza. Nell’ultimo periodo non siamo stati propriamente un modello da seguire, come eravamo abituati ad esserlo con umile orgoglio; l’eufemismo dice che la nostra Autonomia abbia un po’ segnato il
passo. Diamole nuovo smalto e rialziamoci con un’utopia concreta!


In autunno – non si sa ancora quando – si voterà nei più grandi centri del Trentino. Perché non impegnare la politica locale a un vero progetto di conversione ecologica? Affinché sia un progetto praticabile, ma al
tempo stesso radicalmente alternativo allo stato di cose esistente, i processi vanno accompagnati a tutti i livelli. I nuovi o riconfermati sindaci potrebbero, ad esempio, prevedere nei loro comuni gli “Assessorati alla conversione ecologica”, con la fondamentale funzione trasversale di incentivare, supervisionare e verificare che i processi siano ecologicamente i più sostenibili, anche nelle attività degli altri assessorati. A cascata, questo modo di fare le cose, potrebbe essere implementato nelle altre istituzioni, nelle aziende, nelle organizzazioni del Terzo settore e così via; dove si potrebbero creare in modo atonomo piccole
commissioni o gruppi di lavoro che si propongono esclusivamente l’obiettivo di attivare pratiche di conversione ecologica, concrete e misurabili come: risparmio di energia, riduzione degli sprechi, riutilizzo e riciclo dei materiali, utilizzo di prodotti di origine naturale etc. Dalla società civile sono già arrivati segnali
incoraggianti, come le 14.980 firme raccolte per trasformare la nostra intera Provincia in un Biodistretto.

Pubblicato su l’Adige di domenica 21 giugno 2020